Giu 19, 2018
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Il laser nel restauro: la Cà Granda di Milano

Oggi vogliamo raccontarvi un restauro di qualche anno fa, quando ci siamo occupati del restauro della facciate della Cà Granda, oggi sede dell’Università statale di Milano. Tale edificio venne progettato da Antonio Averulino detto il Filarete, nel XV secolo e fu portato a termine nel XVII secolo. Originariamente era adibito ad uso ospedaliero, e solo in seguito venne trasformato in università.

I prospetti sono quasi interamente realizzati in cotto. Una delle particolarità delle terrecotte architettoniche è che, grazie alla loro composizione prevalentemente silicatica, non sono interessate dalla formazione di croste nere. Nonostante questo, tuttavia, molte facciate realizzate con questo materiale presentano comunque degli annerimenti, che possiamo definire depositi compatti, spesso difficili da pulire.

Questo è il caso delle facciate della Cà Granda. Per rimuovere queste concrezioni, sono state fatte alcune prove preliminari. Il cantiere è stato. infatti, un cantiere sperimentale, per testare l’efficacia e la potenziale longevità  dei vari metodi di pulitura.

I primi test sono stati effettuati con impacchi di EDTA e con impacchi di carbonato d’ammonio. In seguito abbiamo testato il metodo microaeroabrasivativo ad umido che sfrutta la capacità pulente di un abrasivo in combinazione con acqua deionizzata. Si tratta di un materiale che fuoriesce e colpisce tangenzialmente la superficie da trattare, in maniera tale da risultare meno aggressivo sulle superfici.

Le puliture tradizionali, tuttavia, avrebbero intaccato le finiture rosse applicate sulle superfici e che si volevano , invece, conservare. Oltre a ciò, si aggiunge il precario stato di conservazione dei manufatti sui quali si operava: ci si trovava spesso di fronte a superfici esfoliate o scagliate. Per questo motivo l’ultimo metodo di pulitura testato è stata la pulitura laser, che si è dimostrata essere la più efficace nel perseguire l’obiettivo conservativo, nonché anche l’unica possibile, a causa della presenza di finiture superficiali con componenti gessose. Il laser emette un raggio luminoso che viene assorbito dalle superfici scure e riflesso da quelle chiare. Per questa ragione il raggio laser ha delle proprietà selettive, ovvero capaci di rimuovere le croste nere, lasciando intatto lo strato sottostante.

Immagine in evidenza by Marco Introini

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