Apr 17, 2019
Posted by: Admin

Tutto il mondo è paese?!

ANCHE I NOSTRI MONUMENTI RISCHIANO LA DISTRUZIONE SENZA MANUTENZIONE COSTANTE.

Le notizie che stanno circolando in queste prime ore dopo il disastroso incendio della Cattedrale di Notre Dame mettono in evidenza alcune questioni che sono state sollevate già da molto tempo anche per la realtà italiana.

E cioè che la mancanza di una manutenzione costante, diretta a tenere sotto controllo il naturale degrado degli edifici con monitoraggi e attività preventive, è la principale causa di immani disastri.

Infatti, come informano gli organi di stampa, la Cattedrale di Notre Dame, di proprietà dello Stato francese, era da tempo in condizioni di degrado e aveva bisogno di un pesante intervento di restauro.

In questi anni i frammenti di arcate, chimere, altorilievi, caduti letteralmente a pezzi, erano stati accatastati in una rimessa dietro all’abside, con un sentimento di impotenza che il rettore di Notre-Dame aveva più volte denunciato. Per lungo tempo la fondazione «Friends of Notre-Dame» si era battuta perché il governo francese si facesse carico degli interventi di restauro.

Lo scorso anno, la Sovrintendenza aveva finalmente stanziato 2 milioni di euro per il restauro della guglia, simbolo della Cattedrale. Troppo poco per mettere in sicurezza l’intero edificio, per il cui completo restauro sarebbe stati necessari almeno 150 milioni di euro, secondo l’americano Andrew Tallon, considerato il massimo esperto di Notre-Dame.

Il paradosso, sul piano puramente economico, è che il restauro, oggi, dopo l’incendio (pur in assenza di ogni dato tecnico sulla effettiva consistenza dei danni) costerà almeno 2 miliardi di euro, quando ne sarebbero bastati forse solo poche centinaia di migliaia, all’anno, per attività di cura costante.

La vicenda si fa ancora più paradossale se si considera che la giustificazione della mancata manutenzione è motivata quasi sempre dalla carenza di risorse.

Il problema è che non si è ancora consolidata una cultura della manutenzione preventiva, sebbene John Ruskin (ma come lui molti altri), già oltre 150 anni fa, avesse scritto “Prendetevi cura solerte dei vostri monumenti e non avrete alcun bisogno di restaurarli”.

Ma sono le stesse cose che si dicono e ci diciamo da anni anche in Italia.

Come dopo il crollo del Ponte Morandi, il lutto per la distruzione della Cattedrale di Notre Dame, deve essere un monito anche per il nostro Paese. Il vuoto che rimane in tutti noi non può limitarsi come sempre ad alte grida e recriminazioni sulle mancate manutenzioni che vengono poi continuamente disattese, così come accaduto dopo la morte del turista spagnolo in S. Croce a Firenze, nell’ottobre 2017, colpito da un frammento caduto dall’alto. O dopo il collasso della Schola armaturarum a Pompei nel 2010, sino al crollo dello splendido soffitto della Chiesa S. Giuseppe dei Falegnami ai Fori Imperiali, a Roma l’anno scorso.

Nel caso di Notre Dame, per fortuna è già partita una gara di solidarietà tra facoltosi marchi del lusso e altri soggetti che, in meno di 24 ore, sono stati in grado di raccogliere una somma di circa 600 milioni di Euro. La famiglia Pinault, alla guida del colosso del lusso Kering, ha annunciato l’immediata donazione di 100 milioni di euro e Lvmh, a capo di marchi come Fendi, Bulgari, Christian Dior, DKNY, Cèline, Guerlain, Givenchy, Kenzo, Loro Piana e Louis Vuitton, ha offerto altri 200 milioni di euro.

Si tratta di iniziative senza dubbio meritorie che ci si auspica vengano emulate da molti altri ancora.

Si tratta di iniziative senza dubbio meritorie che ci si auspica vengano emulate da molti altri ancora. Quello a cui bisogna puntare, però, è un cambio di paradigma per il quale risulti ancor più meritorio sostenere economicamente interventi di tipo preventivo e non solo restauri a guasto avvenuto.

Perché se così fosse, oggi, insieme ad un importante risparmio di denaro, avremmo mantenuto intatto anche il prezioso tetto medievale di Notre Dame e la sua guglia ottocentesca….

Fonte immagine Notre Dame in fiamme www.newsstandhub.com

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